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Flat Tax: perché se ne discute tanto?

Uno degli argomenti attuali più dibattuti nella politica nostrana è la flat tax, punto focale del programma politico di centrodestra, sostenuta principalmente da Silvio Berlusconi, sostenuto dagli alleati Salvini e Meloni. Ma di cosa si tratta nel concreto? Porterebbe davvero i benefici annunciati o si tratta dell’ennesima propaganda che lascia il tempo che trova?

 

Le origini della flat tax

Con flat tax, o tassa piatta in italiano, si intende un tipo di tassazione fissa, differente dunque dal modello progressivo attualmente vigente in Italia. Questa tipologia di contributo statale è in realtà più antico di quanto si pensi ed è anche il più semplice modello che si possa trovare in economia.

Nella Bibbia si parla di decima sul raccolto, una tassa che ogni cittadino doveva al proprio Signore, che prevedeva appunto il versamento del 10% di quanto ricavato, che si trattasse di raccolto o introiti di altro tipo.

Con l’evoluzione dell’economia però si è compreso che questo metodo di tassazione era iniquo verso le fasce più deboli e povere, così è stato sostituito nelle economie più moderne da un sistema progressivo appunto, ovvero basato su scaglioni di reddito. Più si possiede, più alta è la percentuale prevista.

 

La flat tax oggi

Durante le elezioni del 2018, il centro destra ha proposto la flat tax come punto cardine del proprio programma di governo, ma le divergenze sull’aliquota da applicare fra Salvini e Berlusconi non sono mai state appianate. Attualmente, con la coalizione di governo fra Lega e 5 Stelle, la flat tax è stata inserita e discussa nel programma in una forma differente.

Essa verrà infatti applicata solo alle imprese individuali e ai liberi professionisti con fatturato annuo inferiore ai 100.000 euro. Tuttavia la manovra è ancora in discussione.

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